"Imperare sibi maximum imperium est"

"Imperare sibi maximum imperium est"
"Imperare sibi maximum imperium est"

venerdì 24 ottobre 2014



Guerra del Kippur: eredità e attualità di un conflitto



41 anni fa terminava (il 25 ottobre) la quarta guerra arabo-israeliana, poi passata alla storia come “Guerra del Kippur”. Fino al 1973 per gli ebrei israeliani quello di Yom Kippur, (“Giorno dell’espiazione”) era una ricorrenza religiosa rispettata come un giorno santo e solenne in cui ogni attività pubblica si ferma. Nella tradizione ebraica viene anche detto “Giorno terribile”. E quel 6 ottobre fu davvero un giorno terribile per Israele. Senza alcun preavviso, sfruttando un attacco di sorpresa su due fronti, le truppe egiziane e siriane attaccarono lo Stato ebraico trovandolo del tutto impreparato. Nei giorni precedenti i servizi d’intelligence israeliani, il Mossad, non avevano saputo avvertire il governo del Premier Golda Meir dell’imminente attacco arabo congiunto siro-egiziano. Per l’Egitto di Sadat, soprattutto, si trattava di lavare l’onta subita sei anni prima, quando Israele, durante la cosiddetta “Guerra dei Sei giorni”, con un attacco preventivo aveva annientato, in poco meno di una settimana, le forze del Cairo che, a loro volta, si stavano apprestando ad attaccare il territorio israeliano. Israele in quella circostanza ottenne una vittoria schiacciante che gli consentì di occupare Gerusalemme Est e il Sinai fino al Canale di Suez, triplicando così l’estensione della propria superficie territoriale.

la disperazione del Primo Ministro israeliano, Golda Meir



Il 6 ottobre 1973 egiziani e siriani restituivano, nella loro interpretazione dei fatti, pan per focaccia. L’illusione di un’avanzata fulminea tuttavia durò poco. Israele infatti, nonostante gli scossoni iniziali, riuscì a riorganizzarsi con una grande mobilitazione, respingendo gli aggressori, in particolare sul fronte siriano. Il mondo trattenne il fiato quando un contingente israeliano, al comando di uno dei suoi più brillanti comandanti, il generale Ariel Sharon, penetrò oltre le linee egiziane sul fronte del Sinai, puntando  (disubbidendo così in parte agli stessi ordini dello Stato Maggiore israeliano) sul Cairo. L’Unione Sovietica, che forniva armamenti moderni e “consiglieri militari” sia all’Egitto che alla Siria, tuonò allora che si era passato “il limite”. Intervennero gli Stati Uniti, tramite il Segretario di Stato Henry Kissinger, il quale mediò con Mosca, ma soprattutto impose ad Israele di fermare la sua contro-offensiva ad alcune decine di chilometri dal Cairo, per non “umiliare troppo” l’Egitto. Da gran tessitore della diplomazia internazionale qual’era, Kissinger negoziò un cessate il fuoco tra egiziani e israeliani che poi si sarebbe trasformato negli accordi di pace di Camp David del 1978. Più difficoltosi, per via dell’astio maggiore, i colloqui di pace con Damasco, che comunque, poco tempo dopo, portarono allo scambio dei prigionieri di guerra tra israeliani e siriani. Con la guerra del 1973 l’Egitto aveva dimostrato che un esercito arabo era in grado di battere Israele in uno scontro convenzionale e costringere lo Stato ebraico a scendere a patti. Ma l’importanza della Guerra del Kippur non va ricercata solo nei suoi aspetti militari, bensì anche nei rapporti economici tra il mondo arabo e l’Occidente, che da allora non furono più gli stessi. 

artiglieria pesante israeliana in azione sul fronte siriano [foto: Central Intelligence Agency]


L’arma decisiva infatti, che spinse le potenze occidentali ad imporre la pace ad Israele, fu il petrolio. Ispirati anche da Gheddafi, il 17 ottobre i Paesi dell’OPEC, riuniti in Kuwait, avevano deciso infatti di alzare il prezzo del petrolio. Per l’Occidente fu il primo “shock petrolifero” della storia. In particolare, per i Paesi europei, si trattò di fare i conti con una nuova realtà: l’ “austerity”. Ciò determinò anche un cambio di abitudini nella vita di tutti i giorni. In Italia ad esempio il governo introdusse misure per ridurre i consumi energetici, come le domeniche senza auto e la chiusura anticipata degli uffici pubblici e dei programmi televisivi. E’ stato calcolato che tra il 1973 e il 1974 i prezzi del petrolio ebbero un incremento del 217%. 

Henry Kissinger


Il costo del greggio passò di colpo da 3 a 11 dollari al barile, iniziando quella crescita inarrestabile che negli ultimi anni ha toccato e superato i 100 dollari. La reazione dei Paesi OPEC non fu l’unica sorpresa del conflitto. Ve ne fu una anche sul piano delle alleanza politiche. Il Presidente egiziano Sadat infatti, terminata la guerra, si allontanò dall’URSS per avvicinarsi agli Stati Uniti. Quel cambiamento di rotta tuttavia gli fu fatale. Nella stessa data in cui otto anni prima aveva deciso di attaccare Israele, rimase vittima (6 ottobre 1981) di un attentato tanto spettacolare quanto sanguinoso organizzato dai Fratelli Musulmani durante una parata militare al Cairo. A Sadat successe il suo Vice, il giovane Hosni Mubarak, che avrebbe portato a compimento l’avvicinamento dell’Egitto agli Stati Uniti e proseguito lungo la strada delle relazioni amichevoli, o comunque non conflittuali, con Israele.

Sadat e Mubarak





Nessun commento:

Posta un commento