"Imperare sibi maximum imperium est"

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mercoledì 10 settembre 2014


La Russia “scalda” gli arsenali




Se è vero che sul “fronte” ucraino, con la recente firma del cessate il fuoco tra governo di Kiev e separatisti, sembra sia calata una sorta di “pace armata”, è altrettanto corretto affermare che le decisioni scaturite dal Summit della NATO in Galles, (4 e 5 settembre scorsi), non hanno fatto altro che confermare quanto paventato e fortemente avversato dalla Federazione russa. L’Alleanza Atlantica ha infatti ribadito la propria volontà di stabilire basi permanenti nei Paesi baltici, ovvero a ridosso dei confini russi, capaci di ospitare una “Rapid Responce Force” di 4.000 uomini (tra cui un centinaio di paracadutisti italiani della Brigata “Folgore”), in grado di intervenire in qualsiasi teatro di crisi con un preavviso di 48 ore. In aggiunta, gli Stati Uniti hanno dichiarato che aumenteranno le capacità dello “Scudo antimissile” che dovrebbe completarsi in Polonia, Repubblica ceca e Romania. Inteso come difesa del territorio europeo contro eventuali vettori iraniani, viene invece interpretato dai russi come una minaccia, nonostante le rassicurazioni di Washington e della Ue (una relazione della Commissione degli affari esteri del Parlamento europeo del 14 febbraio scorso afferma che lo Scudo: “non è in alcun modo diretto contro la Russia”).




Mosca non sta certo a guardare e ha ufficialmente annunciato che nel mese di settembre condurrà un’altra grande esercitazione delle proprie Forze Missilistiche Strategiche, ovvero nucleari (in russo Raketnye vojska strategiceskogo naznacenija). Come spiegato da un portavoce del Ministero della Difesa, Maggiore Dmitry Andreyev, le manovre saranno condotte nell’Estremo oriente russo sotto il comando del Colonnello Generale Serghej Karakayev e mobiliteranno più di 4.000 militari e oltre 400 batterie missilistiche. Le forze aeree svolgeranno inoltre un ruolo importante, in particolare con l’utilizzo dei ‘Mikoyan MiG-31’ (nome in codice NATO “Foxhound”) per la caccia aerea e dei ‘Sukhoi Su-24s’ (nome in codice NATO, “Fencer”) per le azioni di ricognizione. I ‘Su-24s’ sono generalmente attrezzati anche per la guerra elettronica, dato che alcuni esemplari montano sistemi del tipo “KNIRTI” capaci di oscurare le strumentazioni radar nemiche. Il Maggiore Andreyev ha dichiarato che lo scopo dell’esercitazione è quella di “mettere in pratica operazioni di risposta ad attività sovversive e attacchi condotti da un ipotetico nemico con uso di armi ad alta precisione, svolgendo attività di combattimento nonostante la forte resistenza radio-elettronica e azioni di combattimento nemiche nell’area in cui sono dislocate le forze strategiche”. 



Questo nuovo round di esercitazioni è il terzo condotto dalle Forze Missilistiche Strategiche russe nel corso del 2014. In precedenza infatti il Cremlino ne aveva ordinate altre due, una nel marzo e l’altra nel maggio scorso. Come per le precedenti, lo scenario riguarda il caso in cui le forze russe debbano fare ricorso all’uso di armi nucleari nel corso di un confronto con forze militari nemiche anche in una guerra regionale, non solo su larga scala quindi. La recente Dottrina militare russa, in vigore dal 2000 e rinnovata nel 2010, contempla infatti il caso specifico in cui Mosca possa ricorrere ai suoi arsenali nucleari (anche tattici) qualora le sue unità rischino di andare incontro ad una sconfitta sul campo contro un nemico che utilizzi armi convenzionali. Nell’articolo 16. Titolo II del testo si afferma: “Le armi nucleari rimarranno un importante fattore per la prevenzione dello scoppio di conflitti nucleari e conflitti militari che prevedano l’uso di strumenti convenzionali d’attacco (guerra su larga scala, o conflitto regionale)”.
Recentemente un alto ufficiale russo, il Generale Yuri Yakubov, ha dichiarato che Mosca sta provvedendo ad aggiornare la propria Dottrina nucleare adeguandola alle sfide che attualmente la Federazione russa si trova a dovere affrontare. Secondo l’autorevole voce, la nuova Dottrina dovrebbe esplicitamente identificare gli Stati Uniti e la NATO come le principali minacce alla sicurezza della Russia, nonché riaffermare il diritto di Mosca a sferrare attacchi nucleari preventivi anche contro forze convenzionali nemiche. Il dato, peraltro, non rappresenta una grande novità, poiché già la Dottrina militare del 2000 stabiliva testualmente che Mosca si riservava l’utilizzo del proprio arsenale nucleare: “come risposta ad un’aggressione su larga scala con armi convenzionali in situazioni critiche per la Federazione russa”.
 
 

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