"Imperare sibi maximum imperium est"

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martedì 6 maggio 2014



Allen Dulles, il gentleman che guidò la CIA nei primi anni della Guerra Fredda



La storia delle origini di quella che nell’immaginario collettivo è una delle più note agenzie di spionaggio statunitense, la C.I.A. (Central Intelligence Agency -CIA), si intreccia con le vicissitudini personali di uno dei suoi primi e forse più celebre direttore: Allen Welsh Dulles, sicuramente una delle figure più brillanti e, a suo modo, carismatiche della storia dello spionaggio moderno. Diversi sono stati gli epiteti che autori di saggi di argomento spionistico gli anno attribuito; tra questi quello di “Master of Spies”. Tuttavia, la descrizione che, forse, più di tutte riassume le caratteristiche che incarnò Dulles è “Gentleman Spy” (“spia gentiluomo”). Non a caso, l’autore americano Peter Grose ha intitolato così il suo volume sulla vita del famoso direttore della CIA (Gentleman Spy: The Life of Allen Dulles, 1994).



La famiglia di Allen W. Dulles poteva vantare un passato di onorato servizio nelle istituzioni governative degli Stati Uniti. Il nonno materno, John Watson Foster (1836 – 1917), dopo che ebbe conseguito la laurea alla prestigiosa Harvard Law School ed essersi legato al Partito Repubblicano, divenne Segretario di Stato (il 32° nella storia degli Stati Uniti) del Presidente Benjamin Harrison, sul finire del XIX secolo. Sua figlia Edith, che aveva sposato il pastore presbiteriano Allen Macy Dulles, gli diede cinque nipoti, tra cui Allen Welsh (1893), futuro Direttore della CIA, e John Foster (1888), che avrebbe seguito le orme del nonno, diventando Segretario di Stato durante l’Amministrazione di Dwight Eisenhower. Il contributo di John W. Foster alle relazioni estere degli Stati Uniti non si concretizzò unicamente nel servizio diplomatico attivo, ma anche nella pubblicistica specializzata. Pubblicò infatti tre saggi sull’argomento: American Diplomacy in Orient (1903), Arbitration and the Hague Court (1904) e The practice of diplomacy as illustrated in the foreign relations of the United States (1906). Morì a Washington il 15 novembre 1917; poco più di sette mesi prima, il 6 aprile, gli Stati Uniti avevano dichiarato guerra alla Germania, facendo così il loro ingresso nel conflitto scoppiato in Europa tra le potenze dell’Intesa e della Triplice Alleanza. Fu sepolto nel cimitero di Oak Hill, nello Stato dell’Indiana, dove era nato.

John W. Foster


Forte di queste solide radici, Allen Dulles, dopo la laurea conseguita all’Università di Princeton, entrò anch’egli nel servizio diplomatico degli Stati Uniti, dapprima come diplomatico a Vienna, poi a Berna e nell’Ambasciata degli Stati Uniti nella capitale dell'impero Ottomano, Costantinopoli (Istanbul). Al termine del Primo conflitto mondiale fece parte della Delegazione degli Stati Uniti alla Conferenza di pace di Parigi. Nel 1922 fu nominato Capo della Divisione per il Vicino Oriente del Dipartimento di Stato. Nel 1926 venne inviato a Pechino come Consigliere della Delegazione statunitense. Successivamente entrò a far parte dello studio legale newyorkese Sullivan&Cromwell, di cui era già membro il fratello minore John (futuro Segretario di Stato). La sua ascesa nell’establishment statunitense raggiunse un ulteriore successo quando, nel 1927, divenne direttore del Conuncil on Foreign Relations (CFR), creato nel 1921 e attualmente uno dei più importanti e influenti think-tank nel campo delle relazioni internazionali (tra le sue pubblicazioni figura la prestigiosa rivista “Foreign Affairs”). Dal 1933 al 1934 fu invece Segretario del CFR. Quando, dopo l’attacco giapponese alla base aeronavale di Pearl Harbor, gli Stati Uniti entrarono nel Secondo conflitto mondiale Dulles venne reclutato dal Colonnello William Joseph Donovan nel neo costituito organismo deputato a coordinare le operazioni di intelligence, l’Office of Strategic Services (OSS). La creazione dell’OSS rappresentò qualcosa di “rivoluzionario”, poiché, avendo come obiettivo la razionalizzazione del flusso di informazioni e il coordinamento delle missioni (soprattutto all’estero –Europa in special modo), mirava a superare la divisione in “compartimenti stagni” tra i vari uffici che fino ad allora avevano gestito in autonomia gli aspetti legati all’intelligence, allo spionaggio e al controspionaggio; ovvero il Federal Bureau of Investigation (FBI), e le divisioni Intelligence delle due armi: US Navy (marina militare) e US Army (esercito), cui si deve aggiungere quella del Corpo dei Marines. Dall’ottobre del 1942 e praticamente fino al termine del conflitto, Dulles fu il responsabile dell’OSS a Berna in Svizzera. In quella veste svolse, soprattutto, un ruolo determinante nelle trattative, segrete, che portarono alla resa delle forze tedesche nel nord Italia. Cessato il conflitto, l’esperienza di Dulles fu di nuovo messa al servizio degli Stati Uniti quando, nel 1948, venne nominato a capo di un comitato (composto da tre membri) avente il compito di supervisionare il sistema d’intelligence degli Stati Uniti. 



Nel settembre 1947 il ‘National Security Act’ creò la CIA e la sua “gemella” per lo spionaggio delle comunicazioni, la National Security Agency (NSA). A capo della neonata agenzia centrale per l’intelligence fu posto l’Ammiraglio Roscoe Henry Hillenkoetter, che aveva già ricoperto l’incarico di Direttore del Central Intelligence Group (CIG), sorta di struttura antesignana della CIA, le cui funzioni, come quelle di altri dipartimenti, furono incorporate da quest’ultima. Nel 1951, Dulles assunse l’incarico di Vice Direttore (il Direttore essendo il Generale Walter Bedell Smith). Infine, nel 1953, il Presidente Dwight Eisenhower lo nominò Direttore, divenendo il primo civile, nella storia della CIA, a ricoprire quel ruolo. In qualità di componente del 'National Committee for a Free Europe' (NCFE), creato a New York nel 1949 per la diffusione della propaganda anti comunista nel blocco sovietico e nei Paesi comunisti in generale (oltre che in alcuni Stati non comunisti del Medio Oriente), fu tra i fondatori di Radio Free Europe/Radio Liberty, con sede a Monaco di Baviera (ancora oggi attiva con un portale d’informazione sul Web). 




Tra i progetti di spionaggio, che ebbero successo, sviluppati sotto la sua direzione alla CIA, vanno ricordati quello dell’aereo spia U2 e il programma “CORONA” per la raccolta di immagini satellitari. Il suo incarico ebbe termine il 29 novembre 1961. Ritirato a vita privata si diede alla scrittura. Tra i vari scritti, pubblicò The Craft of Intelligence (1963 –tradotto e edito in Italia, da Garzanti, con il titolo L’arte del servizio segreto) e The Secret Surrender (1969 –uscito in Italia, sempre per Garzanti, con il titolo Grandi storie di spie). Nel 1947, inoltre, aveva già pubblicato Germany’s Underground (in it. Storie vere di spie, Garzanti). Quando, dopo l’assassinio del Presidente John Fitzgerald Kennedy, (23 novembre 1963), venne istituita una commissione d’inchiesta (cosiddetta “Commissione Warren”, dal nome del Presidente della Corte Suprema federale degli Stati Uniti), egli fu chiamato a farne parte. Si spense il 29 gennaio 1969 e fu sepolto al Green Monunt Cementery di Baltimora (Maryland), dove oggi riposa. Per i suoi meriti e servigi fu insignito, in vita, della National Security Medal, della Presidental Medal of Freedom, (quest’ultima, insieme alla Congressional Medal of Honor -Medaglia d’onore del Congresso, massima onorificenza degli Stati Uniti) e della Legion d’Onore. A lui, inoltre, è intitolato l’aeroporto internazionale di Washington. I fratelli Dulles, si può , forse, dire, abbiano rappresentato la controparte “repubblicana” dei più famosi fratelli “democratici”, i Kennedy, influenzando allo stesso modo, forse anche in termini maggiori, la vita politica e istituzionale degli Stati Uniti, però con uno stile diverso, meno appariscente, più discreto, affatto esposto ai riflettori dello “star system” politico-mediatico.



Se questi particolari sono pressoché noti, se non al grande pubblico, almeno ai cultori della storia dello spionaggio, meno nota è la parentela di Allen W. Dulles con un’altra eminente figura della seconda metà del Novecento: Avery Dulles (1918-2008), membro della Compagnia di Gesù (Societas Iesus –SI) e Cardinale di Santa Romana Chiesa (insignito della porpora cardinalizia da San Giovanni Paolo II nel concistoro del 21 febbraio 2001). Il Cardinale Avery Dulles era, infatti, figlio del fratello maggiore di Allen, John Foster Dulles (Segretario di Stato degli Stati Uniti dal 1953 al 1959). Il Cardinale Avery Dulles non era nato nella religione cattolica; aveva infatti ricevuto un’educazione protestante ed era pronipote del Reverendo Allen Macy Dulles, noto teologo presbiteriano. La sua conversione al Cattolicesimo Romano fu un percorso graduale, maturato con consapevolezza e culminato il 26 novembre 1940, quando fu accolto nel seno della Chiesa. Durante il Secondo conflitto mondiale servì come ufficiale nella US Navy dalla quale si congedò con onore nel 1946. Dopo avere lasciato la Marina entrò a far parte della Compagnia di Gesù. Trascorso un periodo di insegnamento alla Fordham University, fu ordinato sacerdote, il 16 giugno 1956, dal Cardinale Francis Spellman, Arcivescovo di New York. Dopo l’ordinazione visse alcuni anni in Europa, dapprima in Germania poi a Roma, dove, nel 1960, conseguì la laurea in Teologia Sacra alla Pontificia Università Gregoriana.



Dopo un periodo trascorso al Woodstock College (dal 1960 al 1974) e alla Catholic University of America (dal 1974 al 1988), fu visiting Professor alla Pontificia Università Gregoriana di Roma, collaborando contemporaneamente con altri prestigiosi istituti universitari, tra cui il Princeton Theological Seminary, il Lutheran Theological Seminary di Gettysburg (Pennsylvania), il Boston College, l’Università Cattolica di Lovanio e, non ultima, la Yale University. Nel corso della sua lunga e intensa carriera accademica, produsse più di 750 articoli su temi teologici e pubblicò ventitre saggi tra i quali Models of the Church, (1974); Models of Revelation, (1983) e The Splendor of faith: The Theological Vision of Pope John Paul II, (1999). Fu inoltre Presidente della Società Teologica Cattolica d’America (1975-76) e della Società Teologica Americana (1978-79), Professore emerito della Catholic University of America e membro della Commissione Teologica Internazionale (1992-97). In Models of Revelation aveva sostenuto che la Rivelazione è mediata da simboli, suggerendo una dottrina di “realismo simbolico” che fosse in grado di preservare l'obiettività dei contenuti rispettando, nel medesimo tempo, ciò che egli definì la “dimensione tacita” della conoscenza umana. Apprezzato per la sua moderazione e per essere stato uno studioso rigoroso dedicò le sue energie intellettuali soprattutto all’ecclesiologia, alla dottrina della Rivelazione e all’ecumenismo, campo, quest’ultimo, in cui promosse il confronto dialettico e costruttivo tra cattolicesimo e protestantesimo luterano, ricoprendo il ruolo di membro del “Dialogo cattolici-luterani negli Stati Uniti” (dal 1972 al 1973) e del Comitato di coordinamento cattolici-luterani (1994-1996).
Per certi versi, si può sostenere che l’impegno nel promuovere il dialogo con la componente luterana, e in generale con la famiglia del protestantesimo (d’oltre oceano, soprattutto) si inserisse nel più ampio solco tracciato, già, da Pio XII negli ultimi anni del Secondo conflitto mondiale, quando, accogliendoli in Vaticano, aveva tenuto un discorso ad alcuni rappresentanti del Congresso degli Stati Uniti. L’evento segnò, anche, una sorta di “disgelo teologico/ecumenico” tra Vaticano e Stati Uniti, dopo che Leone XIII, il 6 gennaio 1895, nell’Enciclica Longinqua, aveva censurato l’ “americanismo”, ovvero la corrente liberal-progressista presente nel cattolicesimo statunitense. Nel suo discorso ai congressisti americani Pio XII aveva sottolineato come: “At this critical moment in human history the legislators of the world's nations carry a particularly grave responsibility. The questions that they are called on to decide have more than a passing political significance”. Pio XII aveva già tenuto, sempre nel corso del 1944, altri due discorsi, rispettivamente alla stampa americana (l’8 giugno) e ai cappellani militari americani (il 30 giugno). L’anno seguente, il 2 novembre, si rivolse ancora ad alcune personalità americane, esortando a considerare come quella della pace nel mondo post bellico fosse: “a question of immense, vital importance at all times, but especially today, when so many noble, praiseworthy efforts are being made to establish a firm and enduring peace between the peoples of this world. For it is international law that must make secure and defend the life of that peace; but an international law which recognizes its foundation in that natural law written by God in the conscience of every man, and from it derives ultimately its binding force. The alternative is the law of the stronger; and then the defences of peace will collapse under the first attack launched by those for whom might makes right. Hence all men sincerely desirous of peace will pray that the Holy Spirit may illumine the minds of the leaders and legislators of nations, and strengthen their hands to set the longed-for peace squarely on the basis of God's law”. Di fatto, l’azione di Pio XII prendeva atto che nel futuro equilibrio post bellico la potenza destinata, quasi come in una sorta di, ennesima, translatio imperii, ad assumere la guida del mondo occidentale libero e in buona parte cristiano, dovessero essere gli Stati Uniti. In un certo senso, la Chiesa ritornava alle “origini”: non era stato infatti Cristoforo Colombo, le cui navi, quasi cinquecento anni prima ,avevano issato vele che portavano la croce rossa di Cristo, a “scoprire” il Nuovo Mondo, l’America? Come, del resto, indicato anche dall’iscrizione posta sull’arca sepolcrale di Innocenzo VIII, che del navigatore genovese fu gran protettore.
 














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