"Imperare sibi maximum imperium est"

"Imperare sibi maximum imperium est"
"Imperare sibi maximum imperium est"

sabato 3 maggio 2014



Il rogo di Odessa segna un punto di non ritorno nella crisi Ucraina. Avanza lo spettro della guerra civile


In Ucraina, l’offensiva di ieri (venerdì 2 maggio) sembra suggerire che, di fatto, il Paese possa essere, oramai, già precipitato nell’abisso della guerra civile. Due segnali, sopra tutti, sembrerebbero avvallare questa tesi: l’uso di elicotteri da guerra Mi-24 come “cannoniere volanti” contro i civili (tra cui i separatisti filo-russi; un giornalista dell’agenzia di stampa Reuters ha riferito di avere visto uno degli elicotteri aprire il fuoco) e la decisione di procedere alla leva militare. Per quanto riguarda il primo aspetto è stato il canale televisivo Russia 24 a raccontare, come riferisce il “Corriere della Sera” (di sabato, 3 maggio 2014, a pagina 2), “scene alla Apocalypse Now: i velivoli avrebbero sparato sui cittadini con le mitragliatrici”. “Ma”, riporta il quotidiano di via Solferino, “non esistono immagini”, questo “per dire quanto sia difficile cercare di districarsi tra i fatti e la propaganda”. Allo stesso modo “Anche le notizie provenienti dal ministero dell’Interno di Kiev vanno prese con cautela”. Nei comunicati ufficiali del dicastero ucraino infatti vi sono evidenti passaggi viziati da illogicità, le quali rivelano, se non la malafede, almeno lo stato di caos in cui si trovano ad operare le istituzioni di Kiev. E’ sempre il “Corriere” a sottolineare infatti come a “metà giornata [di ieri, venerdì 2 maggio, ndr] si annunciava che l’esercito ucraino aveva conquistato << tutti i nove check-point dei filorussi >> dislocati lungo il perimetro di Sloviansk. In tarda serata altro proclama: << Controlliamo metà della città >>. Dalle testimonianze raccolte, invece, risulta che i separatisti si sarebbero ritirati dalla cerchia più esterna, perdendo il controllo della stazione ferroviaria ma conservando quello degli edifici occupati e delle vie principali. Si vedrà nelle prossime ore. Il quadro complessivo dell’area resta estremamente confuso e potenzialmente molto pericoloso”. Venerdì il ministro degli Interni di Kiev, Arsen Avakov, aveva affermato che i separatisti filorussi stessero usando armi pesanti da guerra. La conferma sarebbe giunta con l’abbattimento di due elicotteri Mi-24 utilizzando lancia missili tipo Rpg, di fabbricazione sovietica. Non è ancora dato sapere con certezza se queste armi da guerra siano state fornite dai russi, come alcuni sospettano, o siano il frutto del “bottino” conquistato dai separatisti dopo le razzie nelle caserme della polizia e in generale delle forze di sicurezza di Kiev. 


 
La decisione di introdurre la leva militare è, d’altro canto, il segnale che, forse, Kiev questa volta vuole chiudere la partita con i separatisti una volta per tutte. Il richiamo alle armi, per tutti i maschi dai 18 ai 25 anni, potrebbe infatti essere utile per fare una “cernita” dei lealisti e dei separatisti. Se questi ultimi risultassero in numero inferiore ai primi, Kiev avrebbe buon gioco per pianificare con maggiore efficacia un’operazione di “riconquista” delle sue regioni orientali che sia rapida e definitiva. In termini strategici, per il governo ucraino si tratta infatti, in buona parte, di una corsa contro il tempo. Alcune aree, tra cui l’autoproclamata “Repubblica di Donetsk”, hanno annunciato un referendum per l’indipendenza da tenersi l’11 maggio prossimo, sulla falsariga di quello svoltosi in Crimea il 16 marzo scorso.
Ma c’è un problema di non poco conto, con cui nelle prossime ore Kiev dovrà, inevitabilmente, fare i conti. I 40.000 soldati russi, tra uomini e mezzi, addossati al confine ucraino e pronti a scattare come una molla. E’ stato lo stesso governo di Kiev, riferisce Guido Olimpio (sempre bene informato e puntuale nel riferire la situazione sul campo) sul “Corriere” (sabato, 3 maggio 2014, pagina 2), ad ammettere che “le operazioni nelle zone orientali dell’Ucraina hanno incontrato inaspettate difficoltà”. Il giornalista italiano riferisce che: “Il colpo è stato duro. I velivoli distrutti non sono semplici elicotteri ma delle << cannoniere volanti >> Mi-24, ossia mezzi studiati per agire in territorio ostile”, segno che le regioni dell’Ucraina orientale non sono più considerate da Kiev come territorio su cui si esercita la propria sovranità. Le forze militari russe, in particolare i mezzi corazzati, sono attestate (in attesa di ordini) e mimetizzate nel bosco di Amvrosevka, ovvero a 13 chilometri dalla dogana e ad 80 km da Donetsk. Una distanza considerevole, ma non sufficiente, forse, per bloccare un’eventuale invasione russa, soprattutto se si considera che il governatore ucraino della regione, Sergej Taruta, non ha trovato di meglio che far scavare un fossato di 50 km lungo il confine, per apprestare le prime linee di difesa contro il temuto urto iniziale delle divisioni pesanti russe.



L’episodio più controverso, e maggiormente condannato da Mosca, è quello verificatosi venerdì (2 maggio) a Odessa, nel sud-ovest dell’Ucraina, dove, durante una rissa che ha visto coinvolti filo governativi e filo-russi, sono morte in un incendio, divampato nella Casa del Sindacato, 31 persone (secondo le ultime stime ufficiali accertate). Stando a quanto riportato da alcuni organi d’informazione le vittime sarebbero tutte simpatizzanti filo-russi. Ad appiccare l’incendio, sempre secondo i mass media, sarebbero stati manifestanti leali al governo di Kiev. Ma la dinamica dei fatti appare ancora sfuggente: si registrano infatti scambi di accuse tra Kiev e Mosca. Alcune vittime sono morte bruciate vive nel rogo, mentre altre sarebbero morte nel tentativo di sfuggire dalle fiamme, lanciandosi dalle finestre dell’edificio. Una cinquantina di persone sarebbero rimaste ferite, tra cui dieci ufficiali di polizia. La Russia ha fortemente condannato l’accaduto e ha chiesto una riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Da Sloviansk, oggi (sabato 3 maggio), è giunta l’unica buona notizia. Ad annunciarla è stato l’inviato speciale del Cremlino nell’Ucraina sud orientale per coadiuvare la liberazione degli osservatori militari dell’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) in mano ai separatisti filo-russi dal 25 aprile: "Tutte le 12 persone che ho nella lista sono libere", ha riferito Lukin. 



Mosca ha altresì dichiarato di avere perso ogni controllo sui separatisti filo-russi, aggiungendo che il livello di violenza porta a riconsiderare lo svolgimento delle elezioni politiche in Ucraina previste a fine maggio.

Nessun commento:

Posta un commento