"Imperare sibi maximum imperium est"

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martedì 1 aprile 2014



Stoltenberg nuovo Segretario Generale della NATO, domani la ratifica. Ma è subito giallo: nel suo passato l’ombra del KGB


[pubblicato su "Milano Post", lunedì 31 marzo]



Il norvegese Jens Stoltenberg (55 anni) è stato designato nuovo Segretario Generale della NATO (North Atlantic Treaty Organisation), l’Alleanza militare (e politica), creata il 4 aprile 1949, che attualmente unisce 28 Paesi euro-asiatici (la Turchia ne fa parte dal 1952), Stati Uniti e Canada. La decisione della NATO verrà ratificata domani (martedì 1° aprile), quando si riuniranno i ministri degli Esteri dell’Alleanza Atlantica. Stoltenberg sarà il primo norvegese a ricoprire questo incarico e “assumerà le sue funzioni di Segretario Generale – ha riferito la NATO in un comunicato – dal 1° ottobre 2014, quando il mandato di Anders Fogh Rasmussen [attuale Segretario, ndr] terminerà dopo 5 anni e 2 mesi alla guida dell’Alleanza”. Il neo Segretario Generale è stato leader dell’area laburista nel suo Paese, guidando due governi socialdemocratici, prima dal 2000 al 2001, in seguito dal 2005 al 2013, ed è noto soprattutto per la sua attenzione alle tematiche eco globali. Fu lui, ad esempio, in qualità di Primo Ministro della Norvegia, nel 2008, a tenere a battesimo il progetto della “banca mondiale delle sementi” costruita nelle isole Svalbard, nell’estremità settentrionale della penisola scandinava, all’interno del Circolo Polare Artico. Il ‘Global Seed Vault’, questo il nome ufficiale del progetto, è stato studiato per “reagire al cambiamento climatico non solo cercando di mitigarlo” “ma anche”, spiegò Stoltenberg, per adattarsi “ai suoi effetti”. Il ‘Global Seed Vault’ è un “caveau” scavato nella roccia, a settanta metri di profondità, che il quotidiano “Il sole 24 ore” definì: “un progetto faraonico, destinato a garantire il nutrimento di centinaia di generazioni future. Qui si cercherà di conservare, per una ragionevole eternità, non il corpo imbalsamato di un uomo di straordinaria potenza, ma l’intero patrimonio di sementi che l’umanità ha sviluppato, nei circa dodicimila anni trascorsi da quando ha domesticato la prima pianta”. L’organismo che gestisce questa “banca delle sementi”, ovvero il “Fondo mondiale per la diversità delle colture” (‘Global Crop Diversity Trust’), è finanziato da fondazioni e soggetti privati (quali, tra gli altri, la Rockefeller Foundation, Bill Gates, oltre a corporation come la ‘Dupont Pioneer Hi-bred’) e dal governo norvegese (insieme ad altri Stati). “Il deposito – spiegava Cary Fowler, direttore del Fondo – è studiato per durare anche duemila, cinquemila anni, solo chi ha costruito le piramidi ha forse guardato così lontano”. Gli fece eco il Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, che descrisse il progetto come: “un giardino dell’Eden surgelato”.
Oggi Stoltenberg è chiamato alla guida di un altro organismo che ha il compito di conservare un bene altrettanto prezioso per l’umanità: la pace. L’elezione del nuovo Segretario Generale della NATO, massima carica “politica” in seno all’Alleanza (accanto a quella militare, il SACEUR –Supreme Allied Commander in Europe, ricoperta, negli ultimi decenni, sempre ad un alto ufficiale statunitense) e tradizionalmente attribuita ad un europeo, ha visto come “candidato” anche l’italiano Franco Frattini, ex ministro degli Affari Esteri nell’ultimo Governo Berlusconi. Alla conclusione dell’iter decisionale si è tuttavia optato, attraverso una decisione unanime, condivisa anche dall’Italia, per l’ex Primo Ministro norvegese (l’ultimo Segretario Generale italiano, -titolare-, della NATO fu l’Ambasciatore Manlio Brosio, che guidò l’Alleanza Atlantica dal 1964 al 1971). Dopo l’ufficializzazione della nomina di Stoltenberg, Frattini si è detto “Onorato di essere stato indicato come il candidato” dell’Italia alla Segreteria Generale della NATO”, augurando al nuovo Segretario buon lavoro, nella consapevolezza “delle sfide che lo attendono”. Frattini ha anche ringraziato i “governi che in questi due anni hanno sostenuto la candidatura italiana e ha rivolto un ringraziamento particolare al Presidente Giorgio Napolitano, che ha creduto fino alla fine nella sua candidatura. Poco prima dell’elezione di Stoltenberg, la titolare della Farnesina, Onorevole Federica Mogherini, durante una conferenza stampa alla Camera dei Deputati, aveva dichiarato: “a Bruxelles, l’Italia sta lavorando insieme agli altri alleati per arrivare ad una decisione unanime, sulla figura di Stoltenberg”. La scelta della NATO di convergere sul nome del norvegese era stata salutata dalla ministra Mogherini come condivisibile da parte dell’Italia “soprattutto in vista del fatto che c’è consapevolezza da parte di tutti gli alleati della qualità e della candidatura che l’Italia aveva espresso e del contributo fondamentale che l’Italia continua a giocare nell’ambito dell’Alleanza”. La Mogherini aveva poi illustrato i tre punti su cui il Governo italiano ha basato il suo modus agendi per la nomina del nuovo Segretario: “innanzitutto la ricerca del più ampio consenso, della più ampia unanimità, un alto profilo politico-istituzionale e un’attenzione alle politiche di partenariato e di vicinato, in particolare rispetto al Mediterraneo e al Medio Oriente”.
Anche l’attuale Segretario Generale, il danese Rasmussen, ha salutato, su Twitter, la nomina del suo successore con parole elogiative: “Conosco Jens Stoltenberg da molti anni – ha “twittato” – e so che è l’uomo giusto per rafforzare i risultati della NATO in termini di forza e successo”. Dal canto suo, Stoltenberg ha voluto ribadire l’importanza fondamentale dell’Alleanza Atlantica per la sicurezza dei Paesi membri, soprattutto in relazione ai recenti avvenimenti in Ucraina: “la NATO – ha affermato il prossimo Segretario Generale – è stata fondamentale per la sicurezza dei Paesi membri per decenni”. Annunciando le sue dimissioni da leader del Partito laburista norvegese, ha infatti ricordato come l’Alleanza Atlantica abbia: mostrato la sua importanza, non ultimo, nelle ultime settimane con i drammatici eventi in Ucraina e Crimea”. Se sulla “sponda europea” dell’Alleanza Atlantica i giudizi sulla validità della scelta fatta paiono tutti concordare, sulla sponda americana le reazioni (in particolar modo) della stampa sono state invece di natura opposta. Il 26 marzo, ad esempio, quando andava delineandosi la decisione finale, l’autorevole “Wall Street Journal” definiva la (possibile) scelta come discutibile (“questionable”), per via del particolare approccio di Stoltenberg rispetto alle armi nucleari, considerate dal politico norvegese come un rischio alla sicurezza dei Paesi che le ospitano e per il suo “anti-americanismo”. Il WSJ metteva sotto la lente d’ingrandimento soprattutto la “fede politica” di Stoltenberg, definita di sinistra e bollata come “radicalism”. Proprio dal “curriculum” politico di Stoltenberg sarebbero già sorte le controversie maggiori. Nel passato del neo Segretario della NATO vi sarebbe infatti un grave “peccato di gioventù”: sarebbe stato un informatore (o collaboratore) del KGB, il servizio di spionaggio dell’ex Unione Sovietica. A rivelare lo “scoop” in Italia, il giorno stesso della nomina di Stoltenberg, è stato il settimanale “Panorama”, nell’articolo Stoltenberg, un uomo del KGB a capo della NATO (venerdì 28 marzo). In Norvegia, invece, il caso era scoppiato già nel 2000, sulle pagine del “The Norway Post”, che spiegò come, l’allora Primo Ministro, Stoltenberg avesse avuto (nei primi anni Novanta) contatti con il KGB, da cui avrebbe perfino ricevuto il nome in codice di ‘Steklov’. La notizia, ripresa anche in un documentario per la tv, fu (sempre secondo il “Norway Post” e “Panorama”) confermata dal vice capo dei servizi d’intelligence norvegesi, Stein Vale, il quale, tuttavia,  si premurò di aggiungere che Stoltenberg non aveva “fatto nulla di male” e “passato alcuna informazione sensibile ai russi”. In alcune dichiarazioni alla stampa, Stoltenberg aveva poi dichiarato che, in quanto giovane politico e responsabile di governo, era naturale che intrattenesse contatti con i rappresentanti delle diverse rappresentanze diplomatiche, tra cui quelle dell’ex blocco sovietico. Infatti, una foto del 2000, scattata a New York, lo ritrae(va) accanto ad un giovane e sorridente Vladimir Putin, che allora aveva appena lasciato il suo incarico ai vertici del KGB, per assumere la guida (7 maggio) del Cremlino.

Roberto Motta Sosa

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