"Imperare sibi maximum imperium est"

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mercoledì 5 marzo 2014



Ucraina, NATO e "il fattore Russia"



Qual è la posizione della Federazione Russa davanti alla possibilità (non così remota) che l’Ucraina possa in un futuro, non lontano, entrare nella NATO? Lo spiega chiaramente uno studio del Ministero della Difesa italiano, effettuato nel 2006 dall’analista strategico dr. Gianluca Sardellone, dal titolo Le relazioni tra NATO ed Ucraina. Ecco, di seguito, la parte del documento dove si analizza "Il fattore Russia" in rapporto alla questione delle relazioni, decennali, tra NATO e Ucraina: <<



Il fattore Russia

L’evoluzione dei rapporti con la NATO non potrà, certamente, prescindere da quella dei rapporti con la Russia. Mosca ha inciso sui destini ucraini fin dal secolo XVIII, con l’ingresso dell’Ucraina nell’impero russo e per l’intero XX° secolo: questo aiuta a comprendere l’attenzione con cui segue l’allargamento verso Est dell’Alleanza, giunta ormai a comprendere gran parte dell’ex Patto di Varsavia e le stesse Repubbliche Baltiche e la valutazione sostanzialmente negativa sull’eventuale ingresso anche dell’Ucraina. Prima del 1991, l’Ucraina è stata indipendente da Mosca solo per una brevissima fase (1917-1920) e, soprattutto, è stata la prima repubblica ad essere ri-occupata da questa, subendo, poi, le terribili conseguenze delle carestie provocate dal regime stalinista per minarne le velleità indipendentistiche. La sconfitta degli indipendentisti vede, inoltre, l’Ucraina subire notevoli mutilazioni territoriali, con la perdita delle province occidentali passate alla Polonia, alla Cecoslovacchia e alla Romania ed il successivo assorbimento nell’URSS. Dopo il 1945, ri-ottiene le province occidentali e successivamente la Bucovina e la Bessarabia; viene ammessa all’ONU come repubblica indipendente in seno all’URSS, riceve un seggio come Russia e Bielorussia ed incorpora, nel 1954, la penisola di Crimea. Per l’intera durata della guerra fredda, l’Ucraina rappresenta una sorta di marca di confine per l’URSS: Mosca, per questo, vi disloca un ingente dispositivo militare, comprendente anche il 40% della sua capacità atomica (vale, peraltro, la pena ricordare che le forze nucleari costituivano, nell’ex URSS, una forza a sé stante che si aggiungeva alle tre tradizionali). Anche dal punto di vista linguistico, le affinità tra Russia ed Ucraina sono numerose: l’ucraino, infatti, è una lingua slava detta anche piccolo russo, o ruteno, assai affine al grande russo, praticamente un cittadino ucraino su quattro parla russo ed i Russi, a loro volta, rappresentano il 17.3% della popolazione. Dopo il 1991, i rapporti con Mosca sono stati piuttosto altalenanti: Mosca, inizialmente, non riconosce i confini con Kiev, inducendo il governo ucraino ad un moderato avvicinamento all’Occidente, nella speranza di trarne sostegno. Ad acuire la contrapposizione contribuisce, in particolare, il destino della flotta russa dislocata sul Mar Nero nei porti ucraini: il 31 maggio 1997, il presidente Kuchma e quello russo Yeltsin concludono un accordo sullo status della flotta e sul suo stazionamento. Alla flotta russa viene, così concesso, di restare nel porto di Sebastopoli e nella baia di Karantinnaya per vent’anni, pagando un canone di affitto per l’uso delle facilities di 97milioni di dollari annui. L’ascesa di Putin porta ad un deciso ri-avvicinamento con Mosca, che riconosce i confini con l’Ucraina ed avvia una politica decisamente più moderata nei confronti delle ex repubbliche sovietiche (che continuano ad essere percepite come aree di vitale interesse nazionale). La grave crisi finanziaria che colpisce la Russia nel 1998 obbliga anche l´Ucraina a svalutare la propria moneta, favorendo l´affermazione del Partito comunista alle elezioni politiche dello stesso anno e la riconferma, nel 1999, di Kuchma alla presidenza. Durante questo secondo mandato presidenziale continua il ri-avvicinamento con Mosca: vengono incoraggiati gli investimenti russi, creato un consorzio congiunto per lo sfruttamento del gas ucraino, mentre Kuchma, oltre a compiere numerose visite a Mosca (più dello stesso leader comunista bielorusso Lukashenka), si adopera per la creazione di uno Spazio Economico Congiunto nella CSI con Russia, Bielorussia e Kazakistan. Accanto alla questione della flotta, restano, tuttavia, alcune insolute questioni relative ai confini (che alimentano problemi di soft-security quali traffico di clandestini, droga ed armi) ed al trattamento delle minoranze. Sono quattro milioni circa gli ucraini a vivere in Russia, ma, per converso, Mosca lamenta discriminazioni ai danni dei cittadini che parlano russo e, soprattutto, contesta lo status della penisola di Crimea, trasferita dall’URSS alla repubblica sovietica di Ucraina per decisione di Kruscev nel 1954, con l’intento di sancire i tre secoli di unità dei due popoli slavi, ma reclamata da Mosca nel 1991 dopo la dissoluzione dell’URSS. In Crimea, attualmente, il 58% della popolazione (che ammonta a 2.7 milioni di persone) è di etnia russa e la Russia ha esercitato una forte influenza sul movimento separatista, ottenendo il varo di una nuova costituzione che assicura alla Crimea una considerevole autonomia economica e politica e consente al parlamento di Crimea di approvare alcune leggi purché non in contrasto con quelle ucraine. La Russia riconosce il confine con l’Ucraina con un trattato firmato nel 1997 e ratificato dalle due Camere della Duma tra il 1998 ed il 1999, ma nel 2003 emerge una nuova controversia, legata alla sovranità sull’isola di Tuzla: la Russia, con successo, ottiene dall’Ucraina l’accettazione dello status di mare comune per il Mare d’Azov a nord di Tuzla e ad est della Crimea. L’Ucraina, del resto, continua a dipendere dalla Russia per coprire il suo fabbisogno nazionale di gas e petrolio, specie dopo la chiusura di alcune centrali nucleari che garantivano la produzione del 40% dell’energia necessaria: l’80% della domanda di gas viene, infatti, soddisfatta da Russia e Turkmenistan e pressoché l’intera domanda di petrolio dalla Russia. I massicci debiti energetici contratti con la Russia hanno indotto, nel 1999, l’Ucraina a vendere a Mosca una parte dei bombardieri ereditati dall’URSS per ridurne la consistenza, scatenando, come prevedibile, le negative reazioni occidentali. I destini dei due paesi, quindi, appaiono estremamente legati fra loro e, fin dal 1994, la Russia preme sull’Ucraina per l’adozione di strategie congiunte di contrasto alle minacce comuni. Tra il 1999 ed il 2004, l’Ucraina ha intensificato la partecipazione delle sue forze di sicurezza alle attività anti-terrorismo della CSI e gli ufficiali di Kiev hanno, specie dopo l’11 settembre, incrementato il proprio ruolo nella gestione della sicurezza della Comunità. È stato, inoltre, siglato il primo programma di cooperazione militare: Mosca, in particolare, ha offerto di coordinare le vendite di armi russe ed ucraine sul mercato internazionale e sviluppare progetti congiunti tra i rispettivi complessi industriali militari. >>


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