"Imperare sibi maximum imperium est"

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martedì 4 marzo 2014



Davanti al pericolo russo la Polonia invoca l’articolo 4 della NATO. E l’Europa inizia a dare, pericolosamente, i numeri


Lunedì 3 marzo la Polonia, Stato membro della NATO, (North Atlantic Treaty Organisation –Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico), ha chiesto la convocazione di una riunione d'urgenza dell'Alleanza Atlantica, da tenersi oggi martedì 4, invocando l’articolo 4 del Trattato Atlantico. Cosa dice l’articolo 4? Ecco il testo nella traduzione ufficiale in lingua italiana del Ministero della Difesa:

"Articolo 4
Le parti si consulteranno ogni volta che, nell’opinione di una di esse, l’integrità territoriale, l’indipendenza politica o la sicurezza di una delle parti fosse minacciata."

La Polonia, a quanto pare, non ha fornito ulteriori spiegazioni circa il motivo o i motivi che l’avrebbero spinta a questo passo. Ma non serve un mago per dedurre che, probabilmente, il governo di Varsavia si senta minacciato dai circa 150.000 uomini delle Forze Armate russe che da mercoledì scorso, 26 febbraio, sono in stato d’allerta e reazione rapida, come ordinato dal leader del Cremlino, Vladimir Putin, in qualità di Comandante Supremo delle Forze Armate della Federazione Russa. Secondo l’ordine diramato dal presidente russo ai Distretti Militari occidentale e centrale (due dei quattro in cui è suddivisa la Russia) lo stato d’allerta dovrebbe cessare il 3 marzo (ovvero oggi). Appare quindi logico ritenere che se un’azione militare dovesse essere ordinata da Putin, questa dovrebbe necessariamente essere attuata entro questa data. Viceversa se superata questa data le forze russe dovessero cessare lo stato d’allarme è presumibile ritenere che potrebbe rinunciare a lanciare un'offensiva di terra nella piattaforma continentale ucraina. Putin potrebbe però anche decidere di prolungare lo stato di allerta. Sarebbe il segno che il Cremlino vuole continuare lungo la strategia del braccio di ferro con l’Ucraina. Oggi (martedì 4 marzo) circola, ad esempio, una notizia contraddittoria: ovvero che Mosca abbia ordinato il ritiro delle truppe dal confine Ucraino. 


[fonte: "Limes -Rivista italiana di geopolitica"]



Tuttavia l'ordine, proveniente dal ministro della Difesa russo Sergey Shoigu, specifica che tale ritiro si compirà entro il 7 marzo. Se si considera che lo stato d'allerta era previsto dovesse cessare il 3 marzo (ieri) di fatto la decisione di Shoigu rappresenta un suo prolungarsi, nonostante i media occidentali titolino che la Russia abbia fatto "un passo indietro". Cosa farà a questo punto la NATO? E’ una domanda che si pongono in molti. La Casa Bianca ha annunciato sanzioni nei confronti della Russia. Fino ad ora la Russia, isolata in ambito internazionale per via dell'iniziativa degli US (l'unico punto valido messo a segno da Obama) ha raccolto il sostegno ufficiale della sola Cina (sua alleata nella “Shanghai Cooperation Organisation" –SCO). 






Ma se le sanzioni minacciate dagli US fossero veramente applicate, magari fino a mettere Mosca con le spalle al muro e spingerla ad attaccare l’Ucraina con una vasta offensiva di terra, portando la guerra in Europa, cosa accadrebbe? L’Ucraina non è membro effettivo della NATO. Ciò non di meno, intrattiene rapporti amichevoli con l’Alleanza Atlantica sin dagli anni Novanta. Ha partecipato alle sue esercitazioni militari, fa parte di alcuni organismi della NATO ed è uno dei Paesi candidati a farne parte (insieme alla Georgia). Inoltre, in Ucraina, è presente un Centro di Informazione e Documentazione della NATO, che opera nel campo della propaganda. Come reagirebbe la NATO? Se l’Ucraina fosse pienamente integrata nella NATO potrebbe (anche) invocare l’articolo 5, (oltre al 4, già evocato dalla Polonia). Secondo il Trattato della NATO questo articolo stabilisce che:

"Le parti convengono che un attacco armato contro una o più di esse in Europa o nell’America settentrionale sarà considerato come un attacco diretto contro tutte le parti, e di conseguenza convengono che se un tale attacco si producesse, ciascuna di esse, nell’esercizio di legittima difesa, individuale o collettiva, riconosciuti dall’art. 51 dello Statuto delle Nazioni Unite, assisterà la parte o le parti così attaccate intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l’azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l’uso della forza, per ristabilire e mantenere la sicurezza nella regione dell’Atlantico settentrionale. Ogni attacco armato di questo genere e tutte le misure prese in conseguenza di esso saranno immediatamente portate a conoscenza del Consiglio di Sicurezza. Queste misure termineranno allorché il Consiglio di Sicurezza avrà preso le misure necessarie per ristabilire e mantenere la pace e la sicurezza internazionale. " (art. 5)

Per sfortuna del nuovo governo di Kiev (e fortuna dell’Europa) l’Ucraina non è ancora pienamente integrata nella NATO. Dunque si torna al (principale) nodo del contendere: l’entrata dell’Ucraina nell’Alleanza Atlantica. Putin però ha dimostrato di avere qualcosa da dire a proposito di queste (ventilate) nozze d’amore tra Kiev e la NATO. Il succo del discorso è che, per la Russia, questo matrimonio non s’ha da fare.


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