"Imperare sibi maximum imperium est"

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giovedì 27 febbraio 2014



La NATO e il nodo ucraino

Mercoledì (26 febbraio) con una decisione improvvisa il Presidente russo Putin ha ordinato una vasta esercitazione nei Distretti Militari Occidentale e Centrale della Federazione Russa. Secondo l’ordine diramato da Putin in qualità di Comandante Supremo delle Forze Armate russe lo stato d’allerta durerà fino al 3 marzo. Nello stesso giorno si è svolta a Bruxelles la riunione dei ministri della Difesa della NATO durante la quale si è parlato di Afghanistan e della crisi ucraina. In merito a quest’ultima l’Alleanza Atlantica ha affermato che continuerà a seguire gli sviluppi molto da vicino deplorando le tragiche perdite di vite umane. Ma soprattutto ha dichiarato che: “A sovereign, independent and stable Ukraine, firmly committed to democracy and the rule of law, is key to Euro-Atlantic security. NATO Allies will continue to support Ukrainian sovereignty and independence, territorial integrity, democratic development, and the principles of inviolability of frontiers, as key factors of stability and security in Central and Eastern Europe and on the continent as a whole” (“Un’Ucraina sovrana, indipendente e stabile, fermamente impegnata nella democrazia e nel principio di legalità è la chiave della sicurezza Euro-Atlantica. Gli alleati della NATO continueranno a supportare la sovranità e l’indipendenza, l’integrità territoriale, lo sviluppo democratico, e i principi di inviolabilità delle frontiere dell’Ucraina, come fattori chiave della stabilità e della sicurezza nell’Europa centrale e orientale e nel continente nel suo complesso”). Il giorno precedente a queste dichiarazioni si era tenuta una riunione della Commissione NATO-Ucraina. La delegazione ucraina era guidata dal Vice ministro della Difesa Oleksandr Oliynyk. La NATO ha fatto sapere che l’Ucraina “is a long-standing NATO partner and has taken part in all Alliance operations” (“è un partner di lunga data della NATO e ha preso parte a tutte le operazioni dell’Alleanza”). La Commissione NATO-Ucraina (NATO-Ukraine Commission -NUC) è un organo dell’Alleanza Atlantica creato a Madrid il 9 luglio 1997 con lo scopo di favorire il dialogo tra Bruxelles e Kiev e la cooperazione nel campo della sicurezza. In sostanza è, insieme al “Membership Action Plan” e al “Dialogo intensificato”, uno degli strumenti attraverso i quali gli Stati fanno “anticamera” prima di entrare a far parte della NATO. 




Ancora prima, come correttamente ricordato in un documento del 2006 del Ministero della Difesa italiano dal titolo Le relazioni tra NATO e Ucraina, “Le relazioni tra l’Ucraina e la NATO iniziano nel 1991, quando, dopo la dichiarazione di indipendenza dall’URSS proclamata il 24 agosto 1991, l’Ucraina aderisce al “North Atlantic Cooperation Council” (NACC), poi denominato ‘Consiglio di Partenariato Euro-Atlantico’ (EAPC). Quella data [spiega il documento della Difesa] segna l’avvio di una partnership che dura ancora oggi e che, negli anni, si è progressivamente approfondita […] Fin da subito la NATO chiede all’Ucraina un massiccio sforzo politico ed istituzionale e pone una serie di condizioni da rispettare per avvicinarsi alle istituzioni euro-atlantiche. L’Ucraina mostra, fin dall’inizio, un notevole impegno e dinamismo nel recepimento dell’acquis NATO: nel 1992, rinuncia unilateralmente ai propri arsenali nucleari ereditati dall’URSS (comprendenti ben 3900 testate e che rappresentavano il 14% circa dell’intero arsenale sovietico) e li rende alla Russia per la dismissione: stesso destino subisce anche l’intero arsenale chimico. Dopo la rinuncia all’atomica, sottoscrive il Trattato di Non-Proliferazione (TNP) […] sigla un accordo con la Russia per il trattamento delle minoranze: è la NATO stessa a vigilare sul trattamento delle minoranze romena e moldava (quasi mezzo milione di persone) e di quella russa. Ratifica il Trattato sui Cieli Aperti (Open Skies), che, attraverso il reciproco permesso di sorvolare lo spazio aereo, garantisce ai firmatari il diritto di controllare reciprocamente i rispettivi arsenali. Nel 1994, l’Ucraina è il primo paese della Comunità Stati Indipendenti (CSI) ad entrare nella Partnership for Peace (PfP), il programma di cooperazione nel campo della sicurezza e della difesa che mira a stabilire un nuovo rapporto tra la NATO ed i paesi un tempo nemici del disciolto Patto di Varsavia, incluse le stesse Repubbliche ex Sovietiche. L’adesione alla PfP rappresenta, per l’Ucraina, il primo passo verso lo stabilimento di rapporti sempre più stretti con l’Alleanza ed il coronamento degli sforzi sostenuti dal governo in quegli anni difficili per avvicinarsi alle istituzioni euro-atlantiche. Nel 1997, dopo il vertice di Madrid (che, in sostanza, ha dato il via all’allargamento verso Est) viene creato il Documento NATO-Ucraina per un Partenariato Speciale, che sottolinea l’importanza, per la sicurezza dell’intera Europa, di un’Ucraina indipendente, stabile e, soprattutto, democratica […]”
E’ a questo punto che in seno all’Alleanza Atlantica nasce la Commissione NATO-Ucraina “in cui siedono rappresentanti dei paesi già membri […] e dell’Ucraina stessa: la commissione si riunisce regolarmente a livello di ambasciatori e rappresentanti militari dei membri, ma, occasionalmente, anche a livello di ministri degli esteri, della difesa o dei capi di stato maggiore. La Commissione NATO-Ucraina rappresenta il principale foro di consultazione sui maggiori temi della politica internazionale e della difesa […] La fine degli anni Novanta segna un punto di svolta nei rapporti bilaterali”. Con l’allargamento della NATO verso Est, ovvero inglobando Paesi una volta appartenenti al disciolto Patto di Varsavia, l’Ucraina assume sempre più un peso strategico in virtù del “suo ruolo di ponte tra l’Europa, il Caucaso ed il Mar Nero”. E questo nonostante non sia a tutti gli effetti Paese membro della NATO. Tuttavia essa “continua nel suo processo di avvicinamento [all’Alleanza Atlantica] dopo un periodo di crisi (o, comunque, di freddezza) nei rapporti con l’Alleanza. L’Ucraina vive, infatti, in quegli anni, una fase di notevole instabilità politica ed istituzionale, torna ad avvicinarsi alla Russia e, soprattutto, fornisce assistenza militare all’Iraq di Saddam Hussein […] solo la decisiva svolta voluta dal Presidente Kuchma, che pone l’avvicinamento alla NATO quale priorità strategica per il proprio paese, permette il ristabilimento di una entete cordiale. L’evento che la suggella è rappresentato dal vertice NATO di Praga, del novembre 2002 […] esso vede il lancio del Piano d’Azione NATO-Ucraina, che indica le linee-guida della futura cooperazione bilaterale in campo economico, politico e militare. Il Piano […] fissa, per l’Ucraina, una serie di obiettivi a lungo termine per avvicinarsi alle istituzioni euro-atlantiche […]”. Dal canto suo “L’Ucraina definisce le attività che intende realizzare sia sul piano interno che in sinergia con la NATO […] in Ucraina, peraltro, opera un Centro di Informazione e Documentazione NATO che sviluppa i rapporti con il governo ucraino (in special modo con il ministero della Difesa) e sensibilizza l’opinione pubblica (attraverso documenti in russo ed ucraino) sui temi della sicurezza europea ed i vantaggi connessi con l’avvicinamento all’Alleanza”. In Ucraina, esattamente a Yavoriv, è inoltre presente un centro di addestramento creato nel quadro della PfP che nel 2005 (ottobre) ha ospitato l’esercitazione Joint Assistance JA-2005 sotto l’egida dell’EAPC. Sempre nel corso dello stesso anno a Yarivov si era svolta un’altra esercitazione, la Cooperative Best Effort (CBE) che aveva visto partecipare, oltre ai Paesi NATO, anche Stati appartenenti al Dialogo Mediterraneo, quale ad esempio Israele. Già nel “settembre 2000, sempre in territorio ucraino, si era svolta un’esercitazione nel contesto PfP: nella regione della Trans-Carpazia erano state, infatti, testate le capacità di soccorso in caso di disastro, sia naturale che provocato da attacchi terroristici non convenzionali”. Il 2000 è un anno importante per i rapporti NATO-Ucraina perché il Parlamento di Kiev (la Rada) ratifica (marzo) “un Memorandum of Understanding che disciplina lo status delle forze NATO che dovessero stazionare o semplicemente transitare sul territorio ucraino sia in tempo di pace che di guerra, garantendo la loro assistenza sia civile che militare da parte del governo di Kiev”. La ratifica del Memorandum è il punto di svolta. Infatti al “vertice di Vilnius, tenutosi nell’aprile 2005, la NATO decide, così, di invitare l’Ucraina ad avviare un Dialogo Rafforzato (Intensified Dialogue), in vista di una possibile piena membership da realizzarsi in futuro”. La situazione delle Forze Armate ucraine, al 2005, era (ed è ancora) tuttavia ben lungi dal soddisfare gli standard NATO. Un solo dato, tra i tanti, indica lo stato degli armamenti: le forze di Kiev erano, per consistenza numerica, le 13° al mondo, ma il loro budget si attestava al 126°posto nel ranking mondiale. Un divario cospicuo. Nonostante ciò, sottolineava lo studio del Ministero della Difesa italiano, “la NATO, comunque, fornisce un importante sostegno all’Ucraina […] partecipa alla formazione dei suoi quadri di comando, alla ristrutturazione del sistema militare e dell’industria per la difesa […] finanzia e realizza progetti per il ricollocamento civile del personale militare congedato, permette ad ufficiali ucraini di partecipare regolarmente alle attività formative presso il NATO Defense College di Roma e la Scuola di Oberammergau in Germania”. 






Visti questi precedenti è innegabile che oggi l’Ucraina si trovi ad un bivio, che tuttavia rischia di diventare un limbo. E’ dal 2007 infatti che Kiev è chiamata a fare una scelta netta e definitiva in merito alla sua piena adesione all’Alleanza Atlantica. Lo spiegava, per la NATO, Grigoriy Perepelytsia, direttore dell’Istituto di ricerca sulla politica estera presso il Ministero degli Affari Esteri di Kiev. “L’Ucraina [affermava Perepelytsia] si trova ad un bivio nelle sue relazioni con la NATO” aggiungendo che “è probabile che l’Ucraina per qualche tempo rimanga ferma al bivio”. “Cosa c’è in gioco?” si chiedeva l’esperto del Ministero degli Esteri ucraino. “L’adesione alla NATO [rispondeva] rientrerebbe negli interessi strategici ucraini e rappresenta anche una importante scelta sotto l’aspetto sociale. Fornirebbe solide garanzie per la salvaguardia della sovranità, dell’identità nazionale e dell’integrità territoriale dell’Ucraina, mentre contribuirebbe a consolidarvi e continuarvi le riforme democratiche”. In quest’ottica l’ingresso dell’Ucraina nello spazio geopolitico euro-atlantico (contrapposto allo spazio geopolitico euro-asiatico, o meglio "euro-asista") potrebbe “offrire all’Ucraina la possibilità di divenire uno Stato europeo civilizzato, protetto dalle minacce alla propria sovranità e sicurezza nazionale […] Quale ipotesi alternativa all’integrazione euro-atlantica, in Eurasia vi è poi quella alla Confederazione di Stati Indipendenti (CSI) […] La seconda via può portare l’Ucraina a rinunciare alle sue aspirazioni di integrazione euro-atlantica, con risultati meno chiari […] Sarebbero favorevoli a questa soluzione coloro che considerano l’indipendenza dell’Ucraina contraria ai vitali interessi geopolitici della Russia ed ai suoi sforzi per ripristinare il proprio status di grande potenza […] Se c’è stato un promettente avvio verso l’adesione alla NATO in seguito alla Rivoluzione arancione, tale processo si è successivamente impantanato a causa delle incertezze politiche esistenti in Ucraina, affiorate con le elezioni parlamentari del marzo 2006 e la formazione di un nuovo governo […] La Rivoluzione arancione [2004-2005, ndr] ha introdotto, sotto la presidenza di Viktor Yushenko, un nuovo vertice istituzionale in Ucraina, che ha posto l’adesione della NATO in cima alle sue priorità di politica estera […]  Pertanto, l’Ucraina si trova ad un bivio nelle sue relazioni con la NATO. La questione fondamentale è fin dove il Paese si avvicinerà ad un’effettiva adesione alla NATO. Ciò dipenderà largamente dalla capacità delle autorità – e dalla società in senso ampio – di salvaguardare le conquiste della Rivoluzione arancione e di ulteriormente sviluppare nel Paese le strutture e le consuetudini democratiche […] Sono fiducioso che una recente dichiarazione del Segretario generale della NATO Jaap de Hoop Scheffer possa avverarsi, allorché intervenendo alla Conferenza di Monaco sulla sicurezza del febbraio 2007, manifestò il suo desiderio di vedere Serbia, Georgia ed Ucraina accostarsi all’Alleanza […]”. Proprio la scelta davanti cui si trova l’Ucraina, ovvero se aderire allo spazio euro-atlantico piuttosto che a quello ad egemonia russa, rappresenta il punto d’attrito tra NATO e Russia. Posta tra il “martello e l’incudine” Kiev ha tergiversato fino ad oggi. Ulteriori dilazioni tuttavia non paiono più possibili. L’ordine di Putin di mettere in stato d’allerta le forze del Distretto Militare Occidentale e Centrale è un segno dell’insofferenza di Mosca rispetto alla volontà della nuova leadership ucraina di abbandonare l’orbita russa. Il 2014 potrebbe essere l’anno risolutivo per Kiev e, per conseguenza, anche per NATO  e Russia. La caduta di Yanukovich e la prevista partecipazione di unità militari dell’Ucraina alla "NATO Response Force", insieme a reparti di Svezia e Finlandia, sono forse i segnali premonitori che lascerebbero intendere come la nuova leadership ucraina filo occidentale non voglia rinunciare alla volontà di difendere la propria autonomia decisionale anche se messa dinnanzi ad una, eventuale, prova di forza (magari sulla falsariga degli avvenimenti della guerra russo-georgiana del 2008). Sui mass media  si sono rincorse voci sulla possibilità che i carri “M 1 Abrams” giunti dagli Stati Uniti in Germania (Baviera) nelle scorse settimane possano essere messi a disposizione della NATO Response Force la quale, per bocca dell’attuale Segretario Generale dell’Alleanza Atlantica, il danese Fogh Rasmussen, costituisce un’ “unità di risposta veloce, lance affilate dell’Organizzazione dell’Atlantico del Nord in grado di garantire la difesa di qualsiasi Stato membro, di realizzare uno schieramento in qualsiasi luogo e di contrastare una qualsiasi minaccia”. E' a queste nuove unità corazzate che forse si riferiva il 10 febbraio scorso il Generale Leonid Ivashov, ex alto ufficiale delle Forze Armate russe, quando in una intervista aveva affermato, a proposito alle forze occidentali atlantiche, “hanno anche cominciato a schierare più carri armati in Europa”. In un recente documento della NATO, la Risoluzione 394 del 12 novembre 2012 intitolata Il futuro della democrazia nel Vicinato Orientale, veniva indicata la triade dei Paesi dell’Est verso i quali l’Alleanza annunciava di volere concentrare la propria azione di condanna: Bielorussia, Ucraina e Russia. Nel documento si affermava infatti :

<< […]
3. Plaudendo all’importante funzione dei partner dell’Europa dell’Est per la sicurezza euro atlantica […] e dell’obiettivo comune di avvicinare l’Ucraina all’integrazione europea, come pure dell’attiva cooperazione della Georgia con la NATO attraverso la Commissione NATO-Georgia e del contribuito assai significativo che questo Paese fornisce nelle operazioni condotte dalla NATO;

5. Conscia delle importanti differenze tra i sistemi politici di questi Paesi, ma notando una tendenza al deteriorasi degli standard democratici e deplorando in particolar modo le restrizioni imposte ai militanti per i diritti civili e alla libertà dei mezzi di comunicazione, non con conformità delle elezioni con gli standard internazionali e i casi di applicazione selettiva della giustizia in Bielorussia, Federazione Russa e Ucraina;

6. Lodando gli sforzi verso una maggiore democratizzazione basati su un dialogo inclusivo all’internon della Federazione Russa e notando con preoccupazione, al tempo stesso, l’inversione di tendenza o la situazione di stallo in materia di riforme politiche;


[…]

10. INVITA i governi e i parlamentari della Bielorussia, della Federazione Russa e dell’Ucraina:

[…]

b. ad invertire l’attuale tendenza ad un deterioramento del rispetto della democrazia e dei diritti umani, a portare avanti riforme democratiche effettive e durature basate su un dialogo inclusivo e a rispettare senza riserve gli obblighi e gli impegni assunti a livello internazionale;

[…]

d. a liberare al più presto i prigionieri politici e a rafforzare lo stato di diritto;

e. a porre fine ai soprusi e alle restrizioni cui sono soggetti le organizzazioni della società civile e i media indipendenti;

[…]

13. SOLLECITA i governi e i parlamenti dei Paesi membri […] della NATO:

a. a moltiplicare le iniziative a sostegno delle aspirazioni democratiche delle popolazioni dei Paesi vicini dell’Est, nel pieno rispetto della sovranità della Bielorussia, della Georgia, della Federazione Russa e dell’Ucraina

[…]

e. a continuare ad assistere l’Ucraina nell’attuazione delle riforme nel quadro della carta NATO-Ucraina e del Programma nazionale annuale.


[…] >>


Quasi come risposta a questa Risoluzione della NATO, in Russia alcuni esperti dell’Izborsk Club, di cui sono membri, tra gli altri, il Generale Leonid Ivashov e il Consigliere Presidenziale del Cremlino Sergei Glazev, hanno rilasciato [fonte: “MoviSol”, 20 febbraio 2014] un memorandum intitolato Salvare l’Ucraina. Il documento è stato pubblicato il 12 febbraio scorso sul settimanale russo “Zavtra”. Il recente cambio di leadership in Ucraina viene bollato come una “minaccia strategica” nei confronti della Russia. Nel memorandum vengono elencate una serie di conseguenze che una politica ucraina filo occidentale e marcatamente anti russa potrebbe avere sugli interessi strategici russi: “Queste comprendono l'espansione militare verso Est degli Stati Uniti e della NATO; il rifiuto della presenza delle Forze Armate Russe in Crimea, inclusa la base navale di Sebastopoli; epurazione di strati di popolazione filo-russa nell'Ucraina orientale e meridionale, che condurrebbe ad un flusso di rifugiati nella Federazione Russa; distruzione delle capacità manifatturiere ucraine che svolgono lavori in appalto per il complesso militare-industriale russo; la creazione di basi per l'addestramento di terroristi che inizieranno ad operare su territorio russo; l'estensione di tecniche alla "Euromaidan" alle grandi città russe; l'apertura di inchieste su Gazprom, Rosneft e i loro manager, come pure cause legali intentate dal nuovo governo ucraino presso tribunali occidentali”.



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