"Imperare sibi maximum imperium est"

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mercoledì 26 febbraio 2014


Leonid Ivashov: "la Russia è in guerra"
 
[Ripropongo aggiornato e con un titolo diverso, qui su POLIBIO, il mio articolo pubblicato su "Milano Post" il 20 febbraio scorso intitolato Resa dei conti in Ucraina: un generale russo, "la Russia è in guerra", contenente un'analisi dell'ex Generale russo Leonid Ivashov sui possibili sviluppi della situazione urcaina.]

La crisi ucraina potrebbe imboccare una strada pericolosa per la pace in Europa. A suggerirlo implicitamente in una intervista rilasciata il 10 febbraio scorso sul sito "km.ru" e ripresa in inglese dal portale “larouchepac.com” è stato il Generale Leonid Ivashov ex alto ufficiale delle Forze Armate della Federazione Russa e attualmente vice direttore dell’Academy on Geopolitical Affairs di Mosca. “Quello che vediamo in Ucraina e in Siria - ha dichiarato Ivashov - è un progetto occidentale, un nuovo tipo di guerra, in entrambi i casi - ha spiegato - vediamo un chiaro approccio anti-russo, ed è notorio che i conflitti iniziano sempre con operazioni di guerra psicologica e disinformazione e manipolazione delle informazioni”. 


Leonid Ivashov



Per l’ex alto ufficiale non ci sarebbero (più) dubbi: la Russia sarebbe di fatto in una condizione prossima ad uno stato di guerra con le forze occidentali che si riconoscono nella politica anti-russa degli Stati Uniti e della NATO. “Presumo – ha infatti aggiunto – che il Ministero degli Affari Esteri [russo, ndr] capisca che siamo in guerra”. Secondo Ivashov americani e forze NATO si starebbero preparando “ad un’operazione via terra e mare in Ucraina” e spiega quale potrebbe essere lo schema in grado di porre in essere le condizioni per un intervento: “Lo scenario potrebbe essere il seguente: portare l’Ucraina sull’orlo del collasso e dare la colpa alla Russia e a Yanukovich [il Presidente ucraino filo-russo, ndr] di tutto questo per poi dire che la NATO non può rimanere lì, senza far nulla e inviare le sue truppe per ristabilire l’ordine. Un governo di transizione – prosegue nella sua previsione Ivashov – sarà poi formato come in Iraq e in Kosovo e la NATO prenderà il controllo. La storia – ha concluso – ci ha mostrato situazioni simili”. Ivashov ha anche ricordato come “navi americane siano entrate nel Mar Nero e siano quindi vicine all’Ucraina. Mandano i loro “Marinese hanno anche cominciato a schierare più carri armati in Europa”. Per lo stratega russo “dopo la guerra della disinformazione, si preparano ad un’operazione navale di terra. Forse anche ad un’operazione aerea”. Ivashov si riferisce alle due navi della US Navy (una delle quali, la USS “Mount Whitney”, è l’ammiraglia della 6a Flotta) con a bordo 500 Marines che il 3 febbraio scorso hanno passato lo Stretto dei Dardanelli entrando nelle acque del Mar Nero, ufficialmente con il compito di garantire la sicurezza e (l’eventuale) evacuazione dei cittadini e degli atleti americani alle Olimpiadi invernali di Sochi in Russia in caso di attacchi terroristici. Il riferimento ai carri armati riguarda invece l’arrivo in Germania (Baviera) di 29 tanks ‘M1 Abrams’. Scondo il sito “La Voce della Russia” questi carri potrebbero essere messi a disposizione della -NATO Response Force-, una struttura dell’Alleanza Atlantica avente l’obiettivo (come dichiarato dal Segretario Generale della NATO, Fogh Rasmussen) di costituire “unità di risposta veloce, lance affilate dell’Organizzazione dell’Atlantico del Nord in grado di garantire la difesa di qualsiasi Stato membro, di realizzare uno schieramento in qualsiasi luogo e di contrastare una qualsiasi minaccia”. Seguendo un principio di rotazione ogni anno alcuni Stati forniscono alla “Response Force” un loro contingente: nel 2014 ad esempio sarà composta da reparti di Svezia, Finlandia e Ucraina (che non è membro NATO ma partecipa al Membership Action Plan e al “Dialogo intensificato”, due percorsi di pre-adesione creati dall’Alleanza Atlantica per i Paesi che intendono aderirvi). 





Le parole del Generale Ivashov, conosciuto per essere un “falco” nell’establishment militare russo, rappresentano una dura requisitoria nei confronti dell’occidente. Del resto non si può certo affermare che la diplomazia statunitense abbia fatto del suo meglio per impedire che insorgessero sospetti nel campo avverso. In una telefonata della rappresentanza diplomatica degli Stati Uniti in Ucraina intercettata e resa di pubblico dominio nei giorni scorsi sul canale web YouTube l’assistente del Segretario di Stato americano, Victoria Nuland, si lasciava andare ad uno sfogo poco diplomatico. Commentando le richieste degli alleati UE di avere voce in capitolo nella definizione di un nuovo governo ucraino aveva sentenziato: “Fuck the European Union” (“si fotta l’Unione Europea”). Ancor più imbarazzanti le parole attribuite all’Ambasciatore USA Geoffrey Pyatt con le quali il diplomatico di Washington discuteva (sempre con la Nuland) dell’appoggio americano ai leaders dell’opposizione ucraina, fino al punto di indicare il nome del prossimo (eventuale) Primo Ministro, ovvero Arseniy Yatseniuk (il vice dell’ex Primo Ministro Yulia Timoshenko, attualmente detenuta nelle carceri del suo Paese). Nel colloquio la Nuland chiamava in questione anche il Sottosegretario Generale dell’ONU, Jeff Feltman, il quale avrebbe proposto un nome diverso da quello preferito da Washington per assumere la guida di un futuro governo ucraino filo-occidentale. Conversazioni imbarazzanti che hanno messo in difficoltà l’Amministrazione Obama e posto sul chi va là Mosca. La partita geopolitica e geostrategica che si sta giocando in Ucraina è infatti di fondamentale importanze per la Russia. Attraverso il territorio ucraino passano tre principali gasdotti che dalle distese della profonda Russia trasportano il gas naturale delle imprese di Stato di Mosca verso l’Europa occidentale. Inoltre nella penisola di Crimea i russi hanno l’importante base navale di Sebastopoli, sede della Flotta del Mar Nero. Da Sebastopoli le unità russe salpano per entrare nel Mediterraneo orientale, un bacino marittimo che nella recente crisi siriana ha ricoperto un ruolo cruciale per il dispiegamento di navi da guerra a difesa dell’alleata Siria. Proprio lo schieramento delle unità russe nel Mediterraneo orientale ha rappresentato in termini militari il deterrente sufficiente perché Obama rinunciasse ad un intervento militare contro Damasco. Anche per ribadire il peso della propria componente navale il Ministero della Difesa russo il 20 gennaio scorso ha annunciato con un comunicato che la Marina Militare avrebbe svolto esercitazioni congiunte con unità militari cinesi nelle acque del Mediterraneo orientale. Mosca dunque non solo non si fa intimidire dalle manovre di Washington in Siria e Ucraina ma si sente abbastanza forte da mostrare i muscoli in un mare, come il Mediterraneo, in cui fino a pochi anni fa solo raramente osava affacciarsi.


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